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Rita da Cascia: “la santa degli impossibili”, appassionata imitatrice dell’umanità di Cristo Salvatore
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Rita da Cascia è’ una delle sante più amate, che riesce ad attirare nel mondo una straordinaria devozione popolare. La gente la sente molto vicina per la sua straordinaria “esperienza di vita quotidiana vissuta prima come sposa e madre, poi come vedova e infine come monaca agostiniana”. Osservata attraverso l’intimità della sua vita, ci svela il volto umanissimo della donna che è passata attraverso il dolore e la miseria materiale, morale e sociale. La Sua vicenda terrena potrebbe essere di ieri come di oggi. (F.C.)
E’ chiamata la santa degli impossibili, e la sua figura di appassionata contemplativa brilla nell’affascinate universo della mistica femminile. Un “filone d’oro che scorre dal Medioevo fino ad oggi”, che testimonia della felicità e del senso di pienezza che prova chi incontra Dio, in cui emerge Rita da Cascia. Tra le sue radici spirituali si evidenziano quelle della “teologia affettiva di tradizione agostiniana che, con il primato del cuore, portava al desiderio dell’imitazione dell’umanità di Cristo Salvatore in
tutto il proprio essere”. Una devozione entro cui vanno compresi Francesco d’Assisi, Angela da Foligno, come altri santi stigmatizzati, quali, ad esempio, le agostiniane Chiara da Montefalco, così come la stessa Rita da Cascia, la cui Solennità liturgica si celebra il 22 maggio.
Rita nacque nel 1381 in un angolo remoto dell’Umbria, a Roccaporena. Cresciuta nel timore di Dio accanto agli anziani genitori, ne rispettò a tal punto l’autorità da accantonare il proposito di chiudersi in convento ed accettare di unirsi in matrimonio con un giovane violento ed irrequieto, Paolo di Ferdinando. Le biografie della Santa ci dipingono un quadro familiare non inconsueto: una donna dolce, remissiva, attenta a non urtare la suscettibilità del marito, di cui è a conoscenza delle malefatte, e soffre e prega in silenzio.
La Sua bontà riuscì alla fine a far breccia nel cuore di Paolo, il quale mutò vita ed abitudini senza riuscire, tuttavia, a far dimenticare gli antichi rancori dei tanti nemici che s’era fatti. Una sera fu trovato ucciso ai margini della strada. I due figli, già grandicelli, giurarono di vendicare il padre. Quando Rita si accorse dell’inutilità dei propri sforzi per dissuaderli, trovò il coraggio di pregare Dio di chiamarli entrambi a sé, piuttosto di permettere che si macchiassero di omicidio. La Sua preghiera, umanamente incomprensibile, fu esaudita. Privata ormai del marito e dei figli, Rita andò a bussare al convento delle Suore agostiniane di Cascia. La Sua richiesta non fu accettata.

Tornata al focolare deserto, pregò incessantemente i Suoi tre Santi protettori, S.Giovanni Battista, S.Agostino e S.Nicola da Tolentino e una notte avvenne il prodigio. I tre Santi Le apparvero, La invitarono a seguirli, spalancarono la porta del convento, ben munito di catenacci e La condussero nel mezzo del coro, dove le claustrali stavano recitando le preghiere del mattino. Rita potè così indossare il saio delle agostiniane, realizzando l’antico desiderio di dedizione totale a Dio, votandosi alla penitenza, alla preghiera e all’amore di Cristo crocifisso, che La associò anche visibilmente alla Sua passione, conficcandole nella fronte una spina.
Questa stimmate miracolosa, ricevuta durante un’estasi, Le marcò il volto con una dolorosissima piaga purulenta fino alla morte, cioè per quattordici anni. La fama della Sua santità varcò le mura del severo convento di Cascia.
Al termine della sua vita terrena è protagonista di un altro episodio, per il quale è indicata anche come “santa delle rose”. In inverno, malata e costretta a letto, chiede a una cugina di
portarle due fichi e una rosa dall’orto della casa paterna. È il mese di gennaio e la donna l’asseconda, pur ritenendo impossibile trovare quanto richiesto. Ma, incredibilmente, stupefatta, trova proprio i fichi e la rosa dove Rita ha indicato. Santa Rita può morire in pace, ora che ha trovato ciò che per lei è il segno della bontà di Dio che ha accolto in cielo i suoi due figli e il marito. La leggenda vuole che nella notte della sua dipartita le campane del Monastero, mosse da mani invisibili, si mettano a suonare. Venerata dai fedeli per gli eventi prodigiosi che si verificano subito dopo la morte, il suo corpo non è mai stato sepolto.
Le preghiere di Rita ottennero prodigiose guarigioni e conversioni. Per sé non chiese che di addossarsi i dolori che alleviava al Suo prossimo. Morì nel monastero di Cascia nel 1457 e fu canonizzata nel 1900.
Redazione da s. di inf.



