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Giornata internazionale famiglia. Bordignon: “Al centro di tutto devono esserci i bambini e le loro relazioni familiari più intime”
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Il tema della Giornata internazionale della famiglia 2026, che ricorre oggi 15 maggio, è “Famiglie, disuguaglianze e benessere dei bambini”. L’obiettivo è richiamo come le crescenti disuguaglianze influenzino la vita delle famiglie e il futuro dei bambini, mostrando la necessità di politiche integrate orientate alle famiglie per migliorare il benessere infantile. Ne abbiamo parlato con Adriano Bordignon, presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari. (Sir)
La Giornata internazionale della famiglia 2026 mette al centro il rapporto tra famiglie, disuguaglianze e benessere dei bambini. Qual è oggi la fotografia delle famiglie italiane?
La famiglia rappresenta il primo luogo in cui si costruiscono relazioni, identità, solidarietà e futuro. È il nucleo fondamentale della nostra società, primario laboratorio di umanizzazione, il punto di riferimento educativo, affettivo e sociale attraverso cui si trasmettono valori, si affrontano le difficoltà quotidiane e si garantisce coesione tra le generazioni. Osservare oggi la condizione delle famiglie italiane significa quindi comprendere più a fondo lo stato di salute dell’intero Paese.
La società contemporanea è sempre più trainata da ritmi frenetici e minata da un diffuso sfaldarsi di alcuni valori che potentemente orientati alla coesione
sociale, alla solidarietà, al senso di partecipazione. Anche le dinamiche familiari subiscono importanti cambiamenti. Aumentano ad esempio le coppie senza figli e i nuclei monogenitoriali, cala la dimensione media e si alza l’età alla nascita del primo figlio. Le reti di supporto sono più “corte”, disperse e deboli: nonni lontani, comunità meno coese, servizi spesso insufficienti. Ciò determina l’incremento di quei fenomeni definiti povertà minorile, o “povertà di opportunità”, e molti territori risultano più soggetti a subire questa involuzione. In sostanza se le famiglie vengono lasciate sole a reggere il fardello delle disuguaglianze economiche, abitative ed educative, appare evidente che tale sistema è insostenibile.
In Italia un numero crescente di famiglie con figli fatica ad arrivare a fine mese pur avendo uno stipendio. È ancora possibile parlare di “centralità della famiglia”?
Sì, ma a condizione che alla centralità della famiglia corrispondano scelte concrete e strutturali. Oggi la famiglia continua a rappresentare il principale presidio sociale, educativo e relazionale del Paese, ma troppo spesso viene lasciata sola ad affrontare difficoltà economiche, precarietà lavorativa e carenza di servizi. Ci siamo dimenticati così tanto delle famiglie che a volte le famiglie si sono dimenticate di loro stesse. Parlare di centralità della famiglia significa riconoscerne il valore non soltanto sul piano culturale, ma anche attraverso politiche pubbliche capaci di sostenerla realmente nella vita quotidiana.
Servono lavoro stabile e dignitoso, strumenti efficaci di conciliazione tra vita familiare e professionale, accesso alla casa, servizi educativi e sanitari adeguati, reti territoriali di supporto e una fiscalità più equa che tenga conto della composizione del nucleo familiare e dei carichi di cura.
Il tema della Giornata internazionale della famiglia lega disuguaglianze e benessere dei bambini. Quali sono, secondo il Forum, le principali disuguaglianze che incidono concretamente sulla vita dei bambini in Italia?
Le disuguaglianze che segnano davvero la vita dei bambini in Italia, purtroppo, si trasformano in una catena: la fragilità economica, sempre più minata da caro-vita e lavoro povero, restringe le possibilità quotidiane e il futuro.
Da anni si parla di inverno demografico. Le misure introdotte finora – dall’assegno unico ai bonus – sono sufficienti o sarebbe necessaria una vera strategia politica sulla famiglia?
L’assegno unico è stato un punto di partenza importante perché ha reso più stabile e universale un sostegno che prima era frammentato. Tuttavia, il processo meritava di essere portato avanti con maggiore intensità, riducendo la selettività, aumentando ulteriormente le risorse, assegnando la quota piena anche ai figli oltre i 18 anni.
La natalità oggi è soprattutto una questione culturale o economica?
Entrambe ma oggi l’ostacolo principale è materiale: precarietà, salari bassi e costo della casa comprimono la possibilità di progettare. I dati Istat del 2024 ci
raccontano di un desiderio elevato di famiglia e figli nell’età tra gli 11 e i 18 anni. Lo scontro con la realtà poi comprime questo desiderio e sterilizza i progetti generativi. Il nodo del lavoro, ad esempio, è una delle variabili strategiche. Il Forum delle associazioni familiari punta a un’organizzazione del lavoro che tenga conto delle esigenze familiari e alla valorizzazione di quello domestico e di cura, con adeguate tutele di sicurezza sociale, come sancito dall’articolo 35 della Costituzione. La politica ha il dovere di rendere la scelta di avere figli compatibile con una vita dignitosa che valorizzi la genitorialità come un bene sociale.
Sul fronte del benessere dei minori crescono i segnali di disagio psicologico, povertà educativa e solitudine. La politica sta sottovalutando l’emergenza? Cosa occorrerebbe fare, nello specifico, per il benessere dei bambini?
Non si può pensare di reagire continuamente solo con interventi dettati da emergenze. Se vogliamo arginare questo cedimento strutturale della nostra società, dove sono in aumento di ansia e depressione, isolamento, dipendenze digitali, dispersione scolastica e povertà educativa, serve una programmazione che ponga fondamenta solide per la crescita dei bambini.
Se il Forum delle associazioni familiari potesse ottenere subito delle decisioni concrete dal Governo, quali chiederebbe per ridurre le disuguaglianze familiari e migliorare la vita dei bambini?
Il primo snodo è quello di varare misure contro il caro‑vita e rafforzare i sostegni al reddito per le fasce più fragili con misure di alleggerimento della pressione fiscale sui beni essenziali. Questo per mettere al riparo i nuclei più esposti. Fondamentale però è lo snodo di una profonda riforma fiscale che, rispettando i dettami della Costituzione oggi largamente disattesi su questo punto di vista, permetta alle famiglie con figli di pagare le tasse anche secondo il numero dei figli a carico. Poi è necessario avviare una riforma del lavoro affinché si trasformi e sia remunerato più equamente e ancora non sia discriminante verso chi mette al mondo i figli che rappresentano un bene per tutto il Paese. Come terzo punto, dobbiamo pensare ai giovani. Serve una politica abitativa per loro, non si può parlare di progetto famiglia se non c’è una casa accessibile. Ma ciò che veramente chiediamo è una visione a 360 gradi che sappia concepire misure strutturali e finanziarie nel lungo periodo.
Al centro di tutto devono esserci i bambini e le loro relazioni familiari più intime, perché ridurre le disuguaglianze significa dare a ognuno pari opportunità di crescita, ovunque nasca.



