Sant’Annibale, aperte a Messina le celebrazioni per il centenario della morte

Redazione1
di Redazione1 Maggio 3, 2026 22:00

Sant’Annibale, aperte a Messina le celebrazioni per il centenario della morte

 

Foto Gazzetta del Sud

Aperte ieri a Messina presso la basilica di Sant’Antonio le celebrazioni per il centenario della morte di Sant’Annibale Maria Di Francia, terminata la ricognizione canonica del corpo. All’inizio delle celebrazioni erano presenti l’arcivescovo di Messina, monsignor Giovanni Accolla, il superiore generale dei Padri Rogazionisti, Bruno Rampazzo, il vescovo ausiliare, monsignor Cesare Di Pietro, la madre superiora delle Figlie del Divino Zelo, suor Maria Edi Milanez, padre Giorgio Nalin, superiore dei Padri Rogazionisti di Messina e direttore generale dell’Istituto antoniano, padre Mario Magro rettore della basilica antoniana, il postulatore delle cause di canonizzazione dei Rogazionisti a Messina, padre Agostino Zamperini.

Numerosi i fedeli che hanno preso parte, nel pomeriggio di sabato 2 maggio, alla prima ostensione del corpo di S. Annibale dopo i recenti lavori di conservazione e trattamento realizzati in Veneto, con le nuove fattezze del volto e delle mani del santo ricostruite in silicone platinico, un polimero di elevata purezza.

Dopo l’ingresso, nella basilica antoniana, dell’urna del santo, sorretta da religiosi, fedeli e dai volontari del santuario e della mensa del povero, l’evento è stato aperto dai saluti del rettore Magro che ha sottolineato il significato dell’evento per l’intera comunità religiosa e civile in proiezione della festa di S. Annibale, il 16 maggio prossimo. “Non presentiamo ai fedeli” ha detto il rettore “un reliquiario freddo, ma il volto luminoso di un padre che continua ad intercedere per i fedeli e la città di Messina”.

Dopo una spiegazione tecnica sul trattamento conservativo riservato al corpo del santo, suor Edi, ha ricordato come “questo evento rappresenti un’occasione di rinnovamento per tutti”, perché “padre Annibale ci insegna che la santità non è un’idea così lontana, ma è possibile per tutti attraverso gesti quotidiani e la preghiera”.

Il generale dei Rogazionisti, Rampazzo, ha osservato che nelle reliquie è possibile riconoscere “i segni che orientano lo sguardo verso la Resurrezione. Questo corpo è un’icona vivente del vangelo, sono piedi che camminano, infatti abbiamo messo le scarpe, mani che agiscono e si muovono. Il santo di Messina è per noi motivo di orgoglio perché conosciuto in tutto il mondo”.

Monsignor Di Pietro nell’omelia, ha detto che “le spoglie ricomposte del nostro sacerdote santo rappresentano un punto di riferimento fondamentale per le speranze e il futuro della nostra comunità”.

La giornata dell’ostensione si è conclusa con l’apposizione della ceralacca che ha sigillato in modo definitivo l’urna a cui si sono poi accostati i fedeli in adorazione e preghiera. Fino al 12 maggio il corpo potrà essere venerato nella basilica, mentre l’1 giugno l’urna verrà definitivamente trasferita nella cripta restaurata.

Le celebrazioni entreranno nel vivo l’1 giugno, giornata che segnerà l’avvio ufficiale dell’anno centenario. In tale occasione il pontificale sarà presieduto dal cardinale Angelo Bagnasco e, al termine della celebrazione, si svolgerà il trasferimento della nuova urna nella cripta dedicata al santo, che verrà riaperta a seguito del recente restauro e ci sarà la benedizione del nuovo altare. L’intero percorso celebrativo, spiegano il direttore dell’Istituto rogazionista di via S. Cecilia padre Giorgio Nalin e il rettore della basilica di S. Antonio padre Mario Magro, rappresenta un’occasione straordinaria per riscoprire la figura e il carisma di Annibale Maria Di Francia, sacerdote messinese che ha incarnato una santità fatta di gesti quotidiani e attenzione concreta agli ultimi.

Nato il 5 luglio 1851, Annibale Maria Di Francia rimase orfano a soli 15 mesi per la morte del padre. Giovanissimo, sviluppò un grande amore per l’Eucaristia. Davanti al Santissimo Sacramento solennemente esposto, scoprì la necessità della preghiera per le vocazioni, che, in seguito, trovò espressa nel versetto del Vangelo: «La messe è molta ma gli operai sono pochi. Pregate [Rogate] dunque il Padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe». Queste parole del Vangelo costituirono l’intuizione fondamentale alla quale egli dedicò tutta la sua esistenza.

Ordinato sacerdote nel 1878, quattro anni più tardi diede inizio ai suoi orfanotrofi, che furono chiamati antoniani perché messi sotto la protezione di Sant’Antonio di Padova. La sua preoccupazione fu non solo quella di dare pane e lavoro, ma soprattutto un’educazione completa della persona sotto l’aspetto morale e religioso, offrendo agli assistiti un clima di famiglia, che favorisse il processo formativo a far loro scoprire e seguire il progetto di Dio.

Animato da grande spirito missionario, fondò due nuove famiglie religiose: nel 1887 la Congregazione delle Figlie del Divino Zelo e dieci anni dopo la Congregazione dei Rogazionisti. Volle che i membri dei due Istituti, approvati canonicamente il 6 agosto 1926, si impegnassero a vivere il Rogate con un quarto voto. Ebbe grande amore per il sacerdozio, convinto che solo mediante l’opera di sacerdoti numerosi e santi sia possibile salvare l’umanità. Fu fortemente impegnato nella formazione spirituale dei seminaristi, che l’arcivescovo di Messina affidò alle sue cure.

Beatificato nel 1990 da San Giovanni Paolo II, Annibale Maria Di Francia è stato canonizzato il 16 maggio 2004 sempre da Papa Wojtyla.

 

 

 

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