Leone XIV: “La persecuzione dei cristiani, una delle più grandi crisi di diritti umani”.

Redazione1
di Redazione1 Gennaio 11, 2026 00:49

Leone XIV: “La persecuzione dei cristiani, una delle più grandi crisi di diritti umani”.

Prende le mosse dalla “Città di Dio” di Sant’Agostino il discorso di inizio anno del Papa al corpo diplomatico. E non potrebbe essere altrimenti, perché il Papa agostiniano vede nella risposta alla crisi dell’Impero di Sant’Agostino una possibile risposta alla crisi di oggi, con tutte le analogie del caso. Ma Leone XIV va anche oltre. Denuncia la persecuzione dei cristiani come “una delle crisi dei diritti umani più diffuse al giorno d’oggi, che colpisce 380 milioni di credenti in tutto il mondo”. I quali subiscono livelli elevati o estremi di discriminazione, violenza e oppressione a causa della loro fede”. In particolare, il Papa ricorda le violenze religiose in Bangladesh, nel Sahel, in Nigeria, l’attentato nella parrocchia Sant’ Elia di Damasco dello scorso anno, ma anche le vittime della violenza jihadista a Cabo Delgado in Mozambico. (AciSt.)

Papa Leone nota la debolezza del multilateralismo. Chiede il rispetto del diritto umanitario internazionale, e denuncia come i conflitti recenti (e non si può non pensare alla situazione in Terrasanta) abbiano colpito anche ospedali, scuole, infrastrutture. Denuncia la violazione del principio che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui (e il pensiero va all’aggressione russa in Ucraina, ma anche alla recente operazione speciale degli Stati Uniti in Venezuela). Sottolinea un “cortocircuito dei diritti umani”, e denuncia anche la violenza jihadista.

È un discorso denso, del quale sono interessanti le citazioni, quasi tutte provenienti da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. È importante l’accenno alla libertà religiosa. E, ovviamente, c’è la panoramica dei conflitti del mondo, con una citazione doverosa della dimenticata Nigeria che non può non colpire, cui si aggiunge la fortissima condanna sull’antisemitismo.

“Nel nostro tempo – nota il Papa – preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo. A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di ricorrere alla forza per violare i confini altrui. Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé «nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini», ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per l’affermazione di un proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile”

Il Papa guarda alla Città di Dio, a Sant’Agostino, che “è eterna ed è caratterizzata dall’amore incondizionato di Dio (amor Dei), a cui è unito l’amore per il prossimo, specialmente per i poveri”, e “la città terrena, che è un luogo di dimora temporaneo in cui gli esseri umani vivono fino alla morte”, che oggi “comprende tutte le istituzioni sociali e politiche, dalla famiglia allo Stato nazionale e alle organizzazioni internazionali”, e che al tempo era l’Impero Romano. Agostino considera le due città coesistenti fino alla fine dei tempi, e per questo “ciascuno di noi è protagonista e dunque responsabile della storia”.

I temi cui guardare oggi sono, prima di tutto, il rispetto del “diritto umanitario internazionale”, che – denuncia Leone XIV – “non può dipendere dalle circostanze e dagli interessi militari e strategici”. Si tratta di un “impegno che gli Stati hanno preso”, e per questo deve “sempre prevalere sulle velleità dei belligeranti”. Sottolinea Leone XIV: “Non si può tacere che la distruzione di ospedali, di infrastrutture energetiche, di abitazioni e di luoghi essenziali alla vita quotidiana costituisce una grave violazione del diritto umanitario internazionale. La Santa Sede ribadisce con fermezza la propria condanna di ogni forma di coinvolgimento dei civili nelle operazioni militari e auspica che la Comunità internazionale ricordi che la tutela del principio dell’inviolabilità della dignità umana e della sacralità della vita conti sempre di più di qualsiasi mero interesse nazionale”.

Leone XIV affronta la crisi del multilateralismo, sottolineando l’importanza delle Nazioni Unite – che hanno celebrato l’80esimo anniversario – che oggi, “in un mondo attraversato da sfide complesse come le tensioni geopolitiche, le disuguaglianze e le crisi climatiche”, dovrebbero “svolgere un ruolo fondamentale per favorire il dialogo e il sostegno umanitario, contribuendo a costruire un futuro più giusto”. È necessario il dialogo, che presuppone una reciproca comprensione, ed è un tema centrale per la Santa Sede, che da sempre sottolinea come anche nei documenti internazionali i concetti devono essere chiari e condivisi – e lo fa in particolare nel momento in cui vengono riaffermati presunti diritti all’aborto o viene riaffermata l’ideologia gender con formulazioni che non hanno consenso generale.

Nota Leone XIV: “Nei nostri giorni il significato delle parole è sempre più fluido e i concetti che esse rappresentano sempre più ambigui. Il linguaggio non è più il mezzo privilegiato della natura umana ma, nelle pieghe dell’ambiguità semantica, diviene sempre più un’arma con cui ingannare, colpire e offendere gli avversari. L’invito del Papa è tornare ad un linguaggio chiaro. Perché, nota, “il paradosso di questo indebolimento della parola è sovente rivendicato in nome della stessa libertà di espressione”. È il tema dell’hate speech, del discorso di odio, spesso usato per reprimere alcuni temi nel dibattito pubblico.

Nota il Papa che “è vero il contrario: la libertà di parola e di espressione è garantita proprio dalla certezza del linguaggio e dal fatto che ogni termine è ancorato alla verità”, mentre denuncia che “specialmente in Occidente, si vadano sempre più riducendo gli spazi per l’autentica libertà di espressione, mentre va sviluppandosi un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano”.

Il Papa denuncia che questo mondo orwelliano arriva a “comprimere i diritti fondamentali della persona, a partire dalla libertà di coscienza”, ribadisce l’importanza del diritto della libertà di coscienza che porta a non compiere atti contro il proprio credo “che si tratti del rifiuto del servizio militare in nome della non violenza o del diniego di pratiche come l’aborto o l’eutanasia per medici e operatori sanitari”. “L’obiezione di coscienza – afferma Leone XIV – non è una ribellione, ma un atto di fedeltà a sé stessi. In questo particolare momento storico, la libertà di coscienza sembra essere oggetto di un’accresciuta messa in discussione da parte degli Stati, anche da quelli che si dichiarano fondati sulla democrazia e i diritti umani.

 

 

 

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