S. Giovanni della Croce, il Dottore mistico che apre squarci nel mistero insondabile del dolore umano

Redazione1
di Redazione1 Dicembre 27, 2025 22:09

S. Giovanni della Croce, il Dottore mistico che apre squarci nel mistero insondabile del dolore umano

In un mondo lacerato da tante sofferenze, in cui l’onda oscura dei malesseri minaccia seriamente di sommergerlo, si prende sempre più consapevolezza che la via della salvezza non sembra appartenere alle risorse terrene dell’essere umano. Sembra piuttosto che egli navighi nel segno di una profetica visione conflittuale, che da un lato prospetta sofferenze fisiche, morali o spirituali, come la malattia, la piaga della fame, la guerra, l’ingiustizia, la solitudine, la stessa fragilità della esistenza umana e l’apparente assenza di Dio, mentre dall’altra contrappone il mistero di una fede che pone al centro dell’esistenza la salvifica presenza della Divinità. E’ questo il nucleo totalizzante della spiritualità di San Giovanni della Croce.

Tra i grandi mistici del Cinquecento spagnolo, San Giovanni della Croce (1542-1591) merita un posto di tutto riguardo. Riformatore del Carmelo, uomo di profonda preghiera, contemplativo di eccezione, la sua esistenza si snodò fra molte prove e grandi doti che vennero usate per i fratelli. Raffinato scrittore e mistico, amico spirituale di santa Teresa d’Avila, riformatore, insieme a lei, della famiglia religiosa carmelitana. Fu proclamato Dottore della Chiesa da Pio XI, nel 1926, e soprannominato nella tradizione “Dottore mistico”.

 

Per le sue poesie si è guadagnato un posto nella letteratura spagnola. È stato riconosciuto come “il più santo dei poeti spagnoli, e il più poeta dei Santi”. E tra le sue più straordinarie affermazioni, quale sapiente interprete del pensiero di Dio, c’è quella secondo cui, per i credenti, egli ritiene che i tanti momenti drammatici vissuti nella nostra epoca, calamità e sofferenze, nel silenzio o assenza di Dio, siano una esperienza purificatrice che potrebbe chiamarsi notte oscura.

Al termine notte oscura fu Giovanni della Croce che attribuì quel valore centrale che ne fa l’espressione sintetica dell’esperienza mistica. Su di essa ci sono vari fraintendimenti, il più frequente dei quali è quello di identificare notte oscura con sofferenza e nient’altro, senza tener presente che “l’espressione si riferisce invece a tutti i momenti dell’esperienza e quindi anche a quello culminante, quando diventa ‘notte pacifica, abissale e oscura intelligenza divina’, allorché l’anima si unisce a Dio “trasformata dall’amore.

Il Dottore mistico richiama oggi l’attenzione di molti credenti e non credenti per la descrizione che fa della notte oscura come esperienza tipicamente umana e cristiana. La nostra epoca ha vissuto, e in atto vive, momenti drammatici nei quali il silenzio o assenza di Dio, l’esperienza di calamità e sofferenze, come le guerre o lo stesso olocausto di tanti esseri innocenti, hanno fatto comprendere meglio questa espressione, dandole inoltre un carattere di esperienza collettiva, applicata alla realtà stessa della vita e non solo ad una fase del cammino spirituale. La dottrina del Santo è invocata oggi di fronte a questo mistero insondabile del dolore umano. Sofferenze fisiche, morali o spirituali, come la malattia, la piaga della fame, la guerra, l’ingiustizia, la solitudine, la mancanza del senso della vita, la stessa fragilità della esistenza umana, la coscienza dolorosa del peccato, la apparente assenza di Dio, sono per il credente una esperienza purificatrice che potrebbe chiamarsi notte oscura.

A questa esperienza Giovanni della Croce ha dato il nome simbolico ed evocatore di notte oscura, con un riferimento esplicito alla luce e oscurità del mistero della fede. Senza pretendere di dare all’angustioso problema della sofferenza una risposta di ordine speculativo, alla luce della Scrittura e della esperienza, va scoprendo e scegliendo qualche cosa della meravigliosa trasformazione che Dio porta a compimento nella oscurità, poiché “sa saggiamente e bellamente far nascere il bene dal male”. Si tratta, in definitiva, di vivere il mistero della morte e resurrezione in Cristo con tutta verità.

Il silenzio o assenza di Dio, come accusa o come semplice lamento, è un sentimento così spontaneo quando si sperimenta il dolore e la ingiustizia. Gli stessi che non attribuiscono a Dio la causa delle gioie, lo responsabilizzano spesso del dolore umano. In maniera differente, ma forse con maggiore profondità, il cristiano vive il tormento della perdita di Dio o del suo allontanamento da lui; perfino può sentirsi lanciato nelle tenebre dell’abisso. Il Dottore della notte oscura porta in questa esperienza una amorosa pedagogia di Dio. Egli tace e a volte si nasconde perché già ha parlato e si è manifestato con sufficiente chiarezza. Perfino nella esperienza della sua assenza può comunicare fede, amore e speranza a chi si apre a Lui con umiltà e mansuetudine.

La pedagogia di Dio agisce in questo caso come espressione del suo amore e della sua misericordia. Restituisce all’uomo il senso della gratitudine, facendosi per lui dono liberamente accettato. Altre volte gli fa sentire tutta la portata del peccato, che è offesa a Lui, morte e vuoto dell’uomo. Lo educa anche a discernere sulla presenza o assenza divina: l’uomo non deve farsi guidare da sentimenti di gusto o disgusto, ma dalla fede e amore. Dio è ugualmente Padre amoroso, nelle ore della gioia e nei momenti del dolore.

Solo Gesù Cristo, Parola definitiva del Padre, può rivelare agli uomini il mistero del dolore e illuminare con i raggi della sua croce gloriosa le più tenebrose notti del cristiano. Giovanni della Croce, conseguente con le sue affermazioni intorno a Cristo, ci dice che Dio, dopo la rivelazione del suo Figlio, “è rimasto quasi come muto non avendo altro da dire”; il silenzio di Dio ha la sua più eloquente parola rivelatrice di amore nel Cristo crocifisso.

 

 

 

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