Leone XIV: “Non siamo macchine, abbiamo un cuore, anzi siamo un cuore“. “Il presepe continui a far parte del Natale”

Redazione1
di Redazione1 Dicembre 18, 2025 00:14

Leone XIV: “Non siamo macchine, abbiamo un cuore, anzi siamo un cuore“. “Il presepe continui a far parte del Natale”

“Noi non siamo macchine, abbiamo un cuore, anzi, possiamo dire, siamo un cuore”. Ne è convinto Leone XIV, che ha dedicato l’udienza di oggi, pronunciata in piazza San Pietro, alla Pasqua come approdo del cuore inquieto, in puro stile agostiniano. Prima di raggiungere la piazza, il Papa ha salutato un centinaio di malati e disabili in Aula Paolo VI, intrattendendosi con ciascuno di loro.

“La vita umana è caratterizzata da un movimento costante che ci spinge a fare, ad agire”, l’esordio della catechesi: “Oggi si richiede ovunque rapidità nel conseguire risultati ottimali negli ambiti più svariati”. “In che modo la risurrezione di Gesù illumina questo tratto della nostra esperienza? Quando parteciperemo alla sua vittoria sulla morte, ci riposeremo?”, si è chiesto il Pontefice: “La fede ci dice: sì, riposeremo. Non saremo inattivi, ma entreremo nel riposo di Dio, che è pace e gioia”. “Ebbene, dobbiamo solo aspettare, o questo ci può cambiare fin da ora?”,

l’altra domanda di Leone: “Siamo assorbiti da tante attività che non sempre ci rendono soddisfatti. Molte delle nostre azioni hanno a che fare con cose pratiche, concrete. Dobbiamo assumerci la responsabilità di tanti impegni, risolvere problemi, affrontare fatiche. Anche Gesù si è coinvolto con le persone e con la vita, non risparmiandosi, anzi donandosi fino alla fine”. “Eppure, percepiamo spesso quanto il troppo fare, invece di darci pienezza, diventi un vortice che ci stordisce, ci toglie serenità, ci impedisce di vivere al meglio ciò che è davvero importante per la nostra vita”, il monito del Papa: “Ci sentiamo allora stanchi, insoddisfatti: il tempo pare disperdersi in mille cose pratiche che però non risolvono il significato ultimo della nostra esistenza. A volte, alla fine di giornate piene di attività, ci sentiamo vuoti. Perché?”. Perché noi non siamo macchine, abbiamo un cuore, anzi, possiamo dire, siamo un cuore”,

L’importanza del cuore è sintetizzata nella “bellissima frase” di Gesù nel Vangelo di Matteo: “Là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore”. “È nel cuore che si conserva il vero tesoro, non nelle casseforti della terra, non nei grandi investimenti finanziari, mai come oggi impazziti e ingiustamente concentrati, idolatrati al sanguinoso prezzo di milioni di vite umane e della devastazione della creazione di Dio”, ha assicurato il Papa: “il cuore è il simbolo di tutta la nostra umanità, sintesi di pensieri, sentimenti e desideri, il centro invisibile delle nostre persone”, ha aggiunto sulla scorta del Vangelo e di Sant’Agostino.

“Leggere la vita nel segno della Pasqua, guardarla con Gesù Risorto, significa trovare l’accesso all’essenza della persona umana, al nostro cuore: cor inquietum”. Con questo aggettivo “inquieto”, Sant’Agostino “ci fa comprendere lo slancio dell’essere umano proteso al suo pieno compimento”. All’inizio delle Confessioni, infatti, si legge: “Signore, ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto, finché non riposa in te”. “E l’approdo autentico del cuore non consiste nel possesso dei beni di questo mondo, ma nel conseguire ciò che può colmarlo pienamente, ovvero l’amore di Dio, o meglio, Dio Amore”, il monito: “Questo tesoro, però, lo si trova solo amando il prossimo che si incontra lungo il cammino: fratelli e le sorelle in carne e ossa, la cui presenza sollecita e interroga il nostro cuore, chiamandolo ad aprirsi e a donarsi”.

Gesù Cristo, con la sua Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione ha dato fondamento solido a questa speranza. Il cuore inquieto non sarà deluso, se entra nel dinamismo dell’amore per cui è creato. L’approdo è certo, la vita ha vinto e in Cristo continuerà a vincere in ogni morte del quotidiano. Questa è la speranza cristiana: benediciamo e ringraziamo sempre il Signore che ce l’ha donata!”.

A conclusione dell’udienza, in riferimento alla centralità della prossima Festività natalizia, l’appello di Papa Leone affinchè il presepe, “un elemento così importante, non solo della nostra fede, ma anche della cultura e dell’arte cristiana, continui a far parte del Natale”. Un invito appropriato indirizzato ad una società che viene definita spesso consumistica, sempre più attratta da ciò che è effimero, banale, terreno, in cui vengono svalutati anche valori essenziali ed eterni legati a principi di fede basilari, che acquista particolare importanza per i cristiani perchè venga valorizzata la rappresentazione simbolica di grande significato edificante religioso qual è il presepe.

 

 

 

Redazione da Ag. di inf.

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