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Nel ricordo di don Oreste Benzi: La visione profetica di una missione per un mondo nuovo
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Dall’intervista alla postulatrice della causa di beatificazione e canonizzazione di don Benzi, Elisabetta Casadei: “Don Oreste Benzi è stato capace di cambiare il tempo che ha abitato, di scuotere cuori e menti, di attuare una rivoluzione culturale e sociale nel nostro Paese. Incontrarlo oggi significa comprendere che il suo desiderio di costruire un mondo nuovo è ancora attuale e possibile, proponendo un’idea alternativa di società, ‘la società del gratuito’, come don Oreste la chiamava.
Una società che riporta al centro la persona, che va avanti seguendo il passo degli ultimi, inclusiva,
rispettosa della diversità, che fa della diversità il suo punto di forza”: con questa intenzione ad inizio settembre, in occasione dell’anniversario dei 100 anni della nascita, il Comitato Nazionale per le celebrazioni del Centenario, la Fondazione ‘Don Oreste Benzi’, il comune di Rimini e la diocesi di Rimini, hanno promosso tre giornate di eventi, musica e fede dedicati a lui per ricordare la sua figura e il suo sguardo, pieno di amore e attento agli ultimi.
Principio di rinnovamento della società, dice Benzi, sono i piccoli gli scartati (disabili, anziani, ex prostitute, carcerati e tutti coloro che non contano), poiché essi aiutano a rimanere umani: a riscoprire valori che rischiamo di perdere o addirittura di disprezzare: gratuità, tenerezza, compassione, il valore del tempo e della natura, dell’essere sull’avere. Dal 2006 l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, da lui fondata, è accreditata con lo stato ‘Consultativo Speciale’ all’ECOSOC (Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite), organismo che tratta tematiche legate allo sviluppo sociale, alla giustizia e alla pace, allo scopo di promuovere a livello globale il paradigma della Società del Gratuito”.
Partendo da queste sollecitazioni la professoressa Elisabetta Casadei, postulatrice della causa di beatificazione e canonizzazione di don Oreste Benzi, raccontando la profezia di don Oreste Benzi: “Aver rimesso al centro la relazione, quella gratuita, o meglio, la condivisione diretta, nella quale l’uomo diventa se stesso e si sente parte di un ‘noi’ per il quale desidera vivere. Don Benzi non è tanto un prete della carità, ma possedeva una visione sulla società e sul mondo conseguenza del Vangelo.
La sua profezia è dunque la ‘Società del Gratuito’, opposta a quella del ‘Profitto’, che descrive così, sulla falsariga di papa Francesco: ‘L’uomo investe denaro nel campo economico per riaverlo aumentato; impegna le proprie energie, le proprie capacità per riaverle aumentate: in questa impostazione l’uomo diventa il centro di se stesso e, potenzialmente, è nemico degli altri, nel senso che tutte le volte che nel suo cammino incontra qualcuno che va contro i suoi interessi lo combatte (homo homini lupus)… La guerra è strutturata nella società umana. Come conseguenza si ha che ogni uomo si difende dall’altro: così cresce la paura, la difesa, l’attacco’ (Oreste. Benzi, ‘Un’umanità nuova fondata sul gratuito’, 25.2.85). La guerra è strutturale nella Società del Profitto, poiché ‘ogni persona che è senza padre e senza madre e viene tenuta rinchiusa in strutture emarginanti… subisce violenza e quindi è un focolaio di guerra.
Questa Società non può essere aggiustata, ma va cambiata. La Società del Gratuito è fondata su una visione dell’uomo opposta a quella
individualistica, ossia come persona, in cui le relazioni sono vitali; per cui, fondata sulle dinamiche positive della persona: realizzare le proprie capacità e parteciparsi nella gratuità. Nella Società del Gratuito le capacità non sono titoli di merito, ma di servizio, e la retribuzione è secondo il bisogno e non secondo i titoli (studio, carriera, livello); i beni sono usati come amministratori e non come proprietari. La Società del Gratuito è costituita dai ‘nuovi mondi vitali’, ossia da nuovi stili di vita sociale, in cui le persone si sentono accolte e amate per quello che sono: case famiglia, cooperative sociali, scuole del gratuito, professioni, aziende agricole, corpi di pace, centri educanti con i carcerati…
Principio di rinnovamento della società sono i piccoli, gli scartati (disabili, anziani, ex prostitute, carcerati e tutti coloro che non contano), poiché essi aiutano a rimanere umani: a riscoprire valori che rischiamo di perdere o addirittura di disprezzare: gratuità, tenerezza, compassione, il valore del tempo e della natura, dell’essere sull’avere. Dal 2006 l’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII è, da lui fondata, accreditata con lo stato ‘Consultativo Speciale’ all’ECOSOC (Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite), è organismo che tratta tematiche legate allo sviluppo sociale, alla giustizia e alla pace, allo scopo di promuovere a livello globale il paradigma della Società del Gratuito”.
“Era un apostolo dell’amore di Dio, perché: ‘Nessuno deve essere lasciato soffrire da solo’. ‘Ci sono poveri (diceva) che ci vengono a cercare, ma tanti, la maggior parte non verranno mai: da quelli noi dobbiamo andare’. Sentiva empatia fortissima con chi non era considerato (scartato, si direbbe oggi), poiché suo padre apparteneva a quella categoria di persone ‘che credono talmente di non valere niente, che quasi ti chiedono scusa di esistere’. Fu un grande educatore, nota la postulatrice, a cominciare dai preadolescenti fino ai tossicodipendenti: «Applicava un metodo tutto suo, fatto di lavoro, preghiera e incontri con persone. Era per la condivisione diretta, “h24”. Per questo suo impegno senza sosta fu anche contestato. Ma lui vedeva la realtà con gli occhi di Dio».
Aveva la certezza granitica che ogni uomo nasce con una missione da compiere nella storia e nel popolo di Dio e che è depositario di doni (carismi) particolari, per cui se qualcuno non corrisponde alla missione affidata, nella storia e nel popolo di Dio, rimarrà per sempre un buco”.
Redazione da ss. di inf.



