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Flottiglia per Gaza, «Non mettete a rischio la vostra incolumità» è il monito di Mattarella
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«Non mettete a rischio la vostra incolumità» è Il richiamo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla Flottiglia pro Gaza. Non è un gesto di semplice prudenza istituzionale, ma un atto politico e morale, che porta con sé il peso di un monito: il valore della vita umana non può essere sacrificato sull’altare della visibilità mediatica, della strumentalizzazione politica o della testimonianza simbolica. (F.C.)
Col suo monito, il capo dello Stato, avverte che l’iniziativa – già di per sé preziosa, coraggiosa e significativa – non può, non deve trasformarsi in un’avventura senza ritorno. C’è un nodo irrisolto che rende questa vicenda delicata e rischiosa: la Flottiglia nasce con una vocazione ideale e composita, animata da attivisti (di numerose nazionalità), associazioni, credenti e laici che intendono rompere
l’assedio di Gaza con un gesto forte. C’è un gruppo di barche dirette verso Gaza, spinte da un vento che non è solo quello del mare, ma quello dell’indignazione. A bordo ci sono uomini e donne convinti che l’umanità non possa stare a guardare. Ma la realtà geopolitica è ben più dura dei sogni di generosità. Perché la Flotilla corre rischi enormi. È qui che interviene
Sergio Mattarella. Con la sua voce pacata, ma ferma, ha detto: «Non mettete a rischio la vostra incolumità».
Non un rimprovero, semmai un abbraccio paterno. Come quando i genitori lasciano andare i figli verso le loro battaglie, ma ricordano che la vita viene prima di tutto. Il nodo è semplice e insieme tremendo: a Gaza, devastata dalle bombe che hanno mietuto decine di migliaia di vittime innocenti, non si attracca. Non oggi, non così. Lo ha ribadito anche il cardinale Matteo Zuppi, uomo di dialogo che conosce il sapore delle trattative impossibili. Porti distrutti, mare militarizzato, guerra che inghiotte ogni cosa.
«Gli aiuti devono arrivare davvero», ha ricordato. Non basta sventolare una bandiera davanti alla costa: occorre trovare una strada che porti medicine e
viveri nelle mani dei bambini e delle famiglie. La strada si chiama Cipro, e passa dal Patriarcato Latino di Gerusalemme, pronto a farsi carico della distribuzione. Intanto, il governo ha mandato una nave da guerra a scortare la Flottiglia, precisando però che non potrà fare nulla una volta usciti dalle acque internazionali.
Tradotto: l’Italia accompagna, ma non può proteggere fino in fondo. E allora eccoci al punto. La Flottiglia è fatta di tante anime: chi vuole aiutare davvero, chi sogna un gesto simbolico, chi cerca uno scontro mediatico per scuotere le coscienze. Ma la
differenza è sottile: un conto è la solidarietà concreta, un altro è l’eroismo sterile. Mattarella e Zuppi hanno indicato una via chiara: trasformare il coraggio in aiuto reale, non in un’avventura che rischia di finire nelle cronache nere.
Non è questione di spegnere gli ideali, ma di renderli utili. Perché un carico di viveri che non raggiunge mai Gaza non è solidarietà, è frustrazione. La Flottiglia si trova davanti a un bivio: continuare con responsabilità, consegnando gli aiuti attraverso canali sicuri, oppure ostinarsi a cercare lo scontro, trasformando un’impresa umanitaria in un braccio di ferro politico. Per ora sembra aver optato per la seconda rotta. La domanda finale, inevitabile, resta una sola: ma ne vale la pena?
Redazione da s.di inf.



