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Sant’Antonio di Padova: il Santo dei miracoli, carismatico teologo e di grande carità verso i poveri
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Nel mondo travagliato di oggi, tribolato da guerre dall’Ucraina alla Striscia di Gaza, l’aiuto dei santi, che la Chiesa cattolica venera come persone che in virtù della loro santità intercedono presso Dio per le necessità di chi l’invoca, è sentito particolarmente importante. In tempi come i nostri, l’aiuto specialmente richiesto è la preghiera per la pace, per la responsabilità dei leader e per quelle di tutti, come raccomanda sempre Papa Leone.
Tra i santi che sono più spesso invocati per averne il prezioso aiuto, c’è Sant’Antonio di Padova, chiamato il Santo dei miracoli. Fu già tra i suoi contemporanei maestro di sapienza cristiana e autore di opere immortali. Incaricato dell’insegnamento della teologia da San Francesco d’Assisi in persona, è uno dei santi più amati e venerati dai cattolici. I carismi di Sant’Antonio di Padova sono profondamente radicati nel francescanesimo e nel Vangelo, con un’enfasi particolare sulla centralità di Cristo, l’amore per i poveri e la devozione mariana. Sant’Antonio è noto per la sua eloquenza, come grande taumaturgo e la sua capacità di entrare in empatia con le persone, diventando un punto di riferimento per le loro necessità quotidiane, inclusi gli oggetti smarriti e la ricerca di marito.
Sant’Antonio di Padova nacque nel XII secolo in Portogallo, a Lisbona, nel 1195. Era il primogenito in una famiglia nobile. Suo padre Martino Alfonso de’ Buglioni era un cavaliere del re che vantava discendenza addirittura da Goffredo di Buglione, leggendario comandante della Prima Crociata. Antonio fu battezzato col nome di Fernando, ed è interessante notare come, una volta presi i voti e mutato il nome, egli ne abbia scelto uno che conserva lo stesso significato etimologico del suo nome di battesimo. Infatti Fernando significa “audace, coraggioso nella pace”, mentre Antonio “coraggioso, inestimabile che combatte per la pace”.
Non che Fernando fosse un uomo di guerra, anzi. Venne probabilmente iniziato al mestiere delle armi, come tutti i giovani della sua classe sociale, e come
loro poté godere dei divertimenti in voga al tempo. Ma fin da ragazzo egli dimostrò un’indole diversa, più portata alla contemplazione e alla preghiera, tanto che, appena quindicenne, volle entrare a far parte dei Canonici regolari della Santa Croce, gli appartenenti all’ordine agostiniano che vivevano nell’Abbazia di San Vincenzo di Lisbona. Fernando non rimase a lungo agostiniano. Visse per otto anni nel monastero, dedicandosi soprattutto a gli studi teologici.
Il giovane sacerdote decise poi di lasciare l’ordine agostiniano ed entrare in quello francescano, nel settembre 1220. Fu allora che cambiò il suo nome di battesimo da Fernando ad Antonio. Ai francescani portoghesi del romitorio di Coimbra dove dimorava chiese di poter partire come missionario in Africa. La salute cagionevole però, messa ulteriormente a dura prova da una febbre tropicale, costrinse Antonio a un prematuro rientro.
A Bologna, Francesco in persona gli affidò l’incarico di studiare e diffondere la teologia. Forte di questa nuova esperienza, in seguito Antonio si recò in Francia per contrastare l’eresia dei catari e degli albigesi. Qui venne insignito dell’appellativo di martello degli eretici. Poco dopo la morte di Francesco, Antonio tornò in Italia e partecipò al nuovo Capitolo Generale, organizzato per eleggere il suo successore a capo dell’ordine. Venne scelto Giovanni Parenti, che apprezzava e stimava Antonio e che lo volle come ministro provinciale per l’Italia settentrionale.
Con questa importante carica Antonio si recò in visita in molte città dell’Italia settentrionale, e alla fine decise di eleggere Padova come sua residenza. Qui si dedicò alla stesura dei Sermoni, una delle opere teologiche più importanti del Cattolicesimo, che gli fecero guadagnare il titolo di Dottore della Chiesa.
Poco dopo la morte di Francesco, Antonio tornò in Italia e partecipò al nuovo Capitolo Generale, organizzato per eleggere il suo successore a capo
dell’ordine. Venne scelto Giovanni Parenti, che apprezzava e stimava Antonio e che lo volle come ministro provinciale per l’Italia settentrionale.
Antonio soggiornò a Padova per tutta la durata del suo mandato, quando nel 1230 la sua carica giunse al termine decise di stabilirsi qui, dove morì ad appena trentasei anni nell’ospizio accanto al monastero delle Clarisse nel quartiere di Arcella. Era il 13 giugno 1231, e la sua Canonizzazione avvenne l’anno successivo, il 30 maggio 1232, per volontà di Papa Gregorio IX, che lo aveva conosciuto e apprezzato enormemente.
Redazione da ss. di inf.



