- Viaggio in Camerun, Leone XIV: “La pace non si decreta. Si accoglie e si vive”
- Gemma Galgani, la grande mistica che si unì intensamente alla Passione di Gesù
- Devozione alla Divina Misericordia: la preghiera salvifica fondata sulle rivelazioni mistiche ricevute da S. Faustina
- 8Xmille. Prende l’avvio la nuova campagna della Chiesa cattolica
- La risurrezione di Gesù Cristo: un evento storico reale
- Lunedì dell’Angelo: prolungamento della Pasqua nell’annuncio gioioso che Gesù Cristo è risorto
Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, un carisma fondato su totale e appassionato intento missionario
Articoli collegati
- MESSINA – In ringraziamento per la mistica figura sacerdotale del salesiano don Giuseppe Tomaselli, celebrazione Eucaristica nel Santuario di Montalto
- S. Michele Arcangelo: principe degli angeli e potente difensore del popolo di Dio
- Santa Teresa di Lisieux, perché è soltanto la fiducia che conduce all’Amore?
Grande Santo napoletano che ci introduce nel fervore edificante di una realtà di vita intensa e poliedrica, durata quasi 91 anni, vissuta nel segno di un appassionato intento missionario. Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, la cui Solennità liturgica si celebra il primo agosto, è considerato “il più grande nella Chiesa italiana del Settecento”, il cui carisma si fondava sulla totale ragione di essere l’annuncio della parola di Dio.
Nacque il 27 settembre 1696 a Marinella, nei pressi di Napoli, da nobile famiglia. il padre Giuseppe era ufficiale di marina e la madre, Anna Cavalieri, apparteneva al casato dei marchesi d’Avenia. Egli fu il primo dei loro otto figli e crebbe all’insegna di una robusta educazione religiosa, improntata sempre a sentimenti di compassione nei riguardi dell’infelicità altrui, con tanta fede in Gesù e con grande devozione a Maria e alle sue “glorie”.
Fin da giovane, affidato ai migliori precettori che ci fossero in circolazione, Alfonso dà immediatamente prova delle sue qualità straordinarie: a 12 anni sostiene in maniera eccellente l’esame di ammissione all’università, facoltà di legge, davanti al filosofo Giambattista Vico, e a 16 anni esercita già da
avvocato. Durante il lavoro da avvocato Alfonso fa quello che oggi chiamiamo “volontariato”, in particolare presso l’ospedale di Napoli dove visita i malati. Pian piano questa vita caritatevole lo attrae sempre di più, così decide di lasciare la legge e dedicarsi al Signore. Nel 1726 diventa sacerdote e dedica tutto il suo ministero ai più poveri, che nella Napoli settecentesca sono davvero tanti. Intensa è la sua attività di predicatore e di confessore, insieme alla coltivazione del sogno di partire in missione per l’Oriente.
Vivendo nel “secolo dei lumi”, Alfonso seppe ridare la giusta misura alla ragione scrivendo opere basilari di apologetica, come “Verità della fede”. L’attualità del santo di Napoli sta nel fatto che, pur contrastando nella sostanza il relativismo morale e riconoscendo la Chiesa cattolica come suprema maestra, diede spazio alle “voci interiori della coscienza” e mantenne una posizione di equilibrio e di pratica prudenza tra i due estremi del rigorismo e del lassismo. Tale posizione affiora in quasi tutte le sue numerosissime opere di meditazione e di ascetica, ma soprattutto è sempre presente nell’ancora oggi studiata Theologia moralis.
È questo in effetti il vero capolavoro di colui che, canonizzato nel 1839, venne decretato da papa Pio IX Dottore della Chiesa nel marzo 1871. Il suo intento era quello di imitare Cristo operando per la redenzione di tante anime con missioni, esercizi spirituali e varie forme di apostolato straordinario. Amava l’adorazione eucaristica: «Fra tutte le devozioni, diceva, questa di adorare Gesù sacramentato è la prima dopo i sacramenti, la più cara a Dio e la più utile a noi», ripeteva. E insegnava ad affidarsi alla Madonna come via privilegiata e sicura verso il Figlio. «Devotissimo di Maria, egli ne illustra il ruolo nella storia della salvezza: socia della Redenzione e Mediatrice di grazia, Madre, Avvocata e Regina», ha spiegato Benedetto XVI in una catechesi sul santo.
Predicava tra gli strati più umili di Napoli, in case e botteghe, esortando il popolo ad abbandonare i vizi e fortificarsi nelle virtù con l’aiuto della preghiera. I risultati furono straordinari. Ci fu un autentico risanamento morale e sociale, che culminò in quelle che passarono alla storia come «Cappelle serotine», perché l’arcivescovo spinse il santo a fare le sue riunioni nelle cappelle per coinvolgere ancora più fedeli. Una attività apostolica che Alfonso Maria continuò anche quando nel 1762 fu nominato vescovo di Sant’Agata dei Goti, una cittadina in provincia di
Benevento: la quarta tappa della sua splendida avventura missionaria.
Rivestito della pienezza del sacerdozio, volle essere il rappresentante di Cristo, un vero pastore nella sua Chiesa. Operò una riforma in tutti i settori della vita religiosa: pretese dai sacerdoti santità di vita e zelo apostolico, fece predicare le missioni in tutte le parrocchie della diocesi, elevò il livello morale e scientifico del seminario, estirpò abusi e scandali, aiutò i poveri e i bisognosi, rivelò una carità eroica durante la carestia che negli anni 1763-64 afflisse il regno di Napoli. Ebbe un amore sincero e profondo per tutti, amore che fu l’anima del suo servizio pastorale, il segreto della sua riuscita.
Redazione da ss. di inf.



